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Dicembre 2007 • VOLUME 28 • HORSES For LIFE™ Magazine»

Dai ad un uomo un pesce - The Brooke Hospital for Animals

Dai ad un uomo un pesce e lo avrai sfamato per un giorno. Insegna ad un uomo a pescare e lo avrai sfamato per tutta la vita.
(proverbio cinese)

E se insegnando poche semplici cose  si potesse aiutare delle persone a sfamare per sempre loro stessi , la loro famiglia, e sollevare da sofferenze terribili cavalli, asini e muli?

E se fosse possibile aiutare cavalli,asini e muli di tutto il mondo e aiutare anche alcune tra le persone più povere del mondo?

Il Brooke Hospital For Animals fa proprio questo· aiuta le persone più povere del mondo insieme ai loro equini, avendo come scopo il miglioramento della qualità della vita di tutti, iniziando dal più piccolo ed umile asinello di pochi giorni.

Fondata nel 1934 il Brooke Hospital for Animals è la realizzazione duratura di un sogno fatto diventare realtà da una donna di grande determinazione e dedizione, Dorothy Brooke che nel 1930 testimoniò lo spaventoso destino abbattutosi sui fedeli cavalli e muli servitori dell’esercito inglese  che furono venduti quando la cavalleria tornò in patria. Gli animali furono fatti lavorare praticamente fino alla morte, in condizioni atroci. Ma le condizioni dei loro nuovi proprietari non erano migliori delle loro: terribili, di povertà desolante, disperate.

Come aiutare gli animali e le persone insieme?

Come evitare di mettere uno al di sopra dell’altro in uno scenario in cui allora come adesso, questi animali costituiscono la struttura portante dell’economia, supportando innumerevoli comunità dove molte persone guadagnano meno di un dollaro al giorno?

Nel 1934 il neo-fondato “Old War Horse Memorial Hospital” al Cairo offriva cure gratuite per tutti i cavalli e muli che lavoravano in città. Così continua a fare oggi, in tutto l’Egitto ed in India, Pakistan,Giordania,Israele (villaggi palestinesi in Israele e la sponda ovest), Afghanistan, Kenya, Etiopia e Guatemala.

Il Brooke  calcola che i 650.000 animali che aiuta ogni anno contribuiscono a supportare circa tre milioni di persone.

Insegna ad un uomo a pescare…

Il fattore chiave della salute di un animale è la cura che riceve dagli umani che lo hanno in custodia: e questo è il motivo per cui lavorare all’istruzione delle persone è una delle principali attività della fondazione.

La squadra veterinaria mobile della Brooke unitamente a operatori sanitari veterinari e organizzazioni affini forniscono ovunque nel mondo cure gratuite per animali e addestrano i proprietari, gli operatori sanitari locali, fabbri,sellai, venditori di mangimi e artigiani di finimenti per traino e carretti.

Tutto questo è la realizzazione del beneficio reciproco:gli animali sani, nutriti adeguatamente e curati possono lavorare di più e più a lungo e dare aiuto alle famiglie che si appoggiano a loro per ogni cosa, spesso con nuovi lavori e piccole industrie create localmente.

Ci sono molti modi di aiutare il Brooke, anche una piccola donazione può portare sollievo a un asino che lavora duramente, salvare il prezioso mulo di una famiglia,migliorare il carico di un cavallo al Cairo.

Si, insegnare ad un uomo a pescare è infinitamente meglio che sfamarlo per un giorno e poi dimenticarlo…

“Penso che la Brooke sia differente perché supera confini di stato, religione, politica,finanza globale. E lavora con i proprietari, i veri individui e con gli animali su cui essi contano per sopravvivere.

E’ stato un sollievo per me trovare il modo in cui il mio piccolo contributo può raggiungere umani e animali, perché non posso separare i bisogni degli uni dagli altri: non vedo come si possa salvare uno a spese dell’altro, o possa essere considerato più o meno importante in quanto sono strettamente interconnessi.

Un adolescente che vive in india, di tredici anni, con tre fratelli e quattro sorelle, lavora da quando ne aveva dieci anche se ha completamente perso l’uso della gamba sinistra a cinque anni per la polio.

Lavora con l’aiuto di Reda, il cavallo che tira il carretto del padre e ogni giorno porta 150 rupie che si aggiungono alla media di 180 che quotidianamente guadagna il padre.

In questo modo Reda non solo provvede i soldi per la famiglia che ne ha cura , ma aiuta un ragazzo disabile ad avere la soddisfazione e l’orgoglio di poter provvedere a se stesso ed alla sua famiglia invece di essere un peso. Questo ragazzo dice a tutti quelli che glielo chiedono che ama il suo pony e che il suo pony ama lui.

Queste persone dipendono dai loro animali.

La malnutrizione è uno dei problemi più frequenti.

Malnutrizione non perché i proprietari non nutrano sempre i loro cavalli ma perché non conoscono alcune regole nutrizionali elementari. Perdere un animale spesso può significare perdere l’intera possibilità di guadagno dell’intera famiglia. E può essere devastante.

A volte possono bastare semplici regole, altre volte è necessario un aiuto veterinario come nel caso di Bandhu.

Bandhu lavora duramente in una fabbrica di mattoni portando mattoni tutto il giorno, ogni giorno.

Le cave sono posti pericolosi per cavalli e muli e tempo fa Bandhu si fece male seriamente: si ferì un occhio. Questo non solo gli creava molta sofferenza ma gli impediva di aprirlo e quindi la sua capacità visiva era limitata.

Bandhu (che significa aiutante) non aveva altra scelta che fidarsi della vista del suo giovane padrone per tenersi fuori dai pericoli.

Subhas, il proprietario di Bandhu, aveva notato il problema all’occhio del cavallo ed aveva cercato aiuto alla farmacia locale.

Il farmacista gli diede alcune medicine che  disse avrebbero aiutato il cavallo ma il caustico di origine chimica che gli prescrisse peggiorò la situazione e forse fu l’origine della ulcera corneale che diede al cavallo un dolore insopportabile.

Fortunatamente, un operatore della  squadra territoriale della Brooke visitò l’area dove Bandhu e Subhas tuttora lavorano.

Non poté fare a meno di notare le terribili condizioni di Bandhu e persuase il ragazzo a portare il cavallo al centro dove la Brooke cura i cavalli.

Lì, il veterinario della Brooke Dr Thanammal Naidu tentò di visitare l’occhio di Bandhu ma il povero cavallo soffriva così tanto da non riuscire ad aprirlo. Il dolore era troppo forte.

Un anestetico locale lo sollevò dalla sua agonia e il cavallo lasciò che l’occhio gli venisse aperto così che il Dr Thanammal potette diagnosticargli il problema e iniziare il trattamento per l’ulcera corneale.

Salvando Bandhu dalla cecità probabilmente gli ha salvato la vita.

Con le cure veterinarie appropriate  fornite dalla Brooke l’occhio di Bandhu presto iniziò a migliorare e la sua vista fu salva.

Il veterinario della Brooke mostrò a Subhas l’importanza di sorvegliare la salute degli occhi del suo cavallo: se Bandhu non poteva lavorare lui, Subhas, non avrrebbe potuto guadagnare i soldi necessari alla sua famiglia per sopravvivere.

Un altro intervento tipo è quello operato a favore del fedele Farah.

Per sette anni Farah, il mulo di Gaber Omran ha fatto qualcosa che sembrerebbe impossibile.

Ogni giorno, alle 7 di mattina Gaber attaccava il carretto a Farah e poi lo caricava con 35 bombole di gas ognuna delle quali pesava 40 chili.

Non dava a Farah un pasto mattutino: il cibo costa e Gaber è disperatamente povero. Non dava all’animale neanche un sorso d’acqua.

Nonostante questo il fedele muletto, affamato e assetato, iniziava a trascinare il suo spaventoso carico- tra i 1200 e 1400 chili -attraverso le strade di Marsa Matrouh, Egitto, intanto che Gaber andava a vendere le sue bombole.

Farah trascinava il suo carico per circa 11 ore senza riposo, su strade dissestate, piene di pozzanghere e su stremanti salite nel freddo dell’inverno o nel calore soffocante dell’estate. Quando il giorno di lavoro finiva alle 6 del pomeriggio Farah aveva trascinato il carretto per più di 45 chilometri.

A casa Farah riceveva un misero foraggio: un po’ di paglia ed orzo. E acqua, almeno.

Dopo 7 anni di questo impossibile lavoro Farah è crollato.

Il suo passo divenne tardo ed incerto. La sua testa iniziò a ciondolare, le orecchie a penzolare. E poi iniziarono i tremiti, che si propagarono alle  sue gambe magre. Finché un giorno collassò tra le stanghe. E continuò a collassare, ancora ed ancora.

I suoi occhi diventarono fissi, puntati nel vuoto.

Gaber era terrorizzato. Era stato troppo occupato nel tentativo di sopravvivere per accorgersi del declino di Farah.

Disperato, portò il muletto alla clinica di Matrouh della Brooke.

Raramente I veterinari avevano visto un caso così severo di stress da fatica cronica come quello. Decisero di trattenere Farah come paziente interno.

Lo sottoposero ad una terapia di reidratazione e rinforzante, dandogli in più acqua fresca e cibo nutriente ed abbondante per il quale il suo fisico aveva agognato così a lungo.

Dopo due giorni la sua testa riprese a sollevarsi.

Stava recuperando.

Poi i veterinari iniziarono la seconda fase della cura: insegnare a Gaber come prendersi cura di Farah in modo appropriato.

Gli dissero di dare acqua a Farah durante il giorno e a questo scopo gli diedero un secchio.

Gli spiegarono l’importanza di un riposo regolare e di tenere Farah all’ombra nella calura pomeridiana.

Gli diedero anche una brusca per assicurarsi che Farah fosse pulito adeguatamente.

E soprattutto gli dissero pressantemente di ridurre il carico  che doveva essere trasportato.

Adesso la giornata di lavoro di Farah è enormemente migliorata.

Gaber ha una comprensione più adeguata di come prendersi cura del suo cavallo che lavora duramente.

E si assicura che non ci siano mai più di 20 bombole sul carretto. “Il cambiamento in lui è enorme.”dice.

La storia di Farah mostra quanto possa essere dura la vita di questi fedeli cavalli, muli ed asini.

La squadra mobile della Brooke con la squadra di protezione per gli animali stanno raggiungendo migliaia di comunità con il loro pratico, sperimentato approccio, portando cure attente e gentili agli animali quando ce n’è bisogno e un vitale addestramento ai proprietari ed alle loro comunità.

Ed i proprietari scoprono che un animale ben curato, che gode di un regolare riposo, di acqua ed ombra è più produttivo sul lungo termine perché è più sano e più felice- un messaggio che stanno diffondendo anche tra i loro vicini.

Il messaggio della Brooke è rinfrancante: anche il lavoratore più provato può essere sano e felice se ha le cure ed il rispetto che merita.

Aiutare le persone, aiutare i cavalli, aiutare la vita dei cavalli, aiutare la vita delle persone.

I loro cavalli sono la loro vita.

Anche la nostra una volta dipendeva dai nostri cavalli.

Titolo originale: Give a Man a Fish.....Tradotto dall'inglese da Monica di Siena e Susan Garvin, precedentemente pubblicato in Horses for Life (dicembre 2007) www.horsesforlife.com/TeachAManToFish»

Due cavalli